La borsa degli attrezzi
Il blog di Precaria Guerrilla, perché la lotta si fa prima nella mente!
giovedì 24 maggio 2012
Contorsioni logiche, attentati anarchici
Non dice proprio così, ma il succo è questo. Questo orrore logico. Questo trucchetto vecchiarello. Questa fonte di ispirazione per molti scrittori, tra cui Eco, direi.
E come fonte di ispirazione per romanzi non è male. Il problema è farlo passare per un'analisi seria.
Proprio il fatto che potrebbe dimostrare che non si tratta di attentati anarchici, diventa la prova che invece lo sono. Bella contorsione.
"ORGANIZZATI - A proposito dell'agguato di Genova, Piccirillo ha detto che «contiene elementi di novità, rivelando una premeditazione e un'organizzazione che si distacca dalla prassi spontaneista e non gerarchica che ha caratterizzato finora gli anarchici». Nel caso specifico, ha spiegato Piccirillo, «contro ogni logica anarchica che si vanta di non avere organizzazione e di agire attraverso lo spontaneismo totale, c'è stato il furto della moto, i sopralluoghi ripetuti, la fuga: elementi che denotano premeditazione ed organizzazione. Inoltre - ha aggiunto - nel documento di rivendicazione si fanno nomi di terroristi degli anni '70 e '80 a conferma che si vuol tornare a quel tipo di violenza»."
lunedì 5 marzo 2012
Il settimo tweet. Dalla e il bigottume italiano.
1/7 - Che poi, #LucioDalla non ha mai detto di essere gay, certo, lo sapevano tutti, ma non è la stessa cosa.
2/7 -Perciò #LucioDalla non ha mai nemmeno presentato Marco Alemanno come suo compagno.
3/7 - Non voglio certo difendere il bigottume dei telegiornali. Ma un dubbio mi viene.
4/7 - Se #LucioDalla non ha mai dichiarato in pubblico di avere un compagno, perché lo devo chiamare io, "suo compagno".
5/7 - Lo devo fare per rimediare al bigottume italiano?
6/7 - Se lui lo chiamava amico: io lo chiamerò suo amico. Se collaboratore: suo collaboratore; se compagno: suo compagno. Sembra facile.
7/7 Non dovrò essere io a svelare le sue coperture. Lui non può più farlo. Meglio lasciare le cose come stanno. Non parlarne. E così sia.
lunedì 27 febbraio 2012
Henry Miller: scrittura e natura
Big Sur e le arance di Hieronymous Bosh è un libro intriso di spiritualità. Non fraintendetemi, non è una spiritualità spicciola, superstiziosa o new age, è una spiritualità profonda e profondamente laica. Un pensiero che si inserisce perfettamente in una certa linea filosofica che va da Spinoza, a Nietzsche, a Deleuze.
Ecco, forse è da quest'ultimo che sono tornato a leggere Miller. Anni fa avevo letto i suoi classici, Tropico del cancro e Tropico del capricorno e Uccello pazzo, un libro un po' meno conosciuto. Quando ho saputo della passione che nutriva Deleuze per Miller, ho voluto ritornarci, per capire. Ed è evidente che, in "Big Sur...", ci siano delle pagine di totale spinozismo. O, come qualcuno potrebbe chiamarlo, panteismo filosofico. Il noto Deus sive Natura. E nel Big Sur di natura ce n'è parecchia, selvaggia e sconfinata. Miller la canta con tutta la sua potenza lirica.
Ci sono anche pagine molto interessanti sulla scrittura e sull'essere scrittori. Anche queste molto profonde. Io le riassumerei in un passo dell'epilogo. Sono parole che, per chi volesse fare il cinico, suoneranno banali, scontate. Ma, vissute profondamente, come fece Miller, non possono che toccare e far vibrare le corde più sensibili. Beato chi le saprà cogliere.
***
«Dio vuole che siamo felici», disse Nizinskij. Allo stesso modo un autore spera, donandosi al mondo, di arricchire e aumentare la vita, non di negarla e denigrarla. Se credesse nell'intervento diretto, sarebbe un taumaturgo e non uno scrittore.Se credesse di avere il potere di eliminare il male e il dolore, sarebbe un santo, non un filatore di parole. L'arte è un processo risanatore, come ha sottolineato Nietzsche. Ma soprattutto per coloro che la praticano. Un uomo scrive per conoscere se stesso, e così, finalmente, sbarazzarsi di sé. Ecco il divino scopo dell'arte.
Un vero artista rinvia il lettore a se stesso, lo aiuta scoprire in sé le risorse inesauribili in suo possesso. Nessuno si salva o guarisce se non grazie ai propri sforzi. L'unica cura genuina è la cura della fede.
***
Ecco, ovvio che è chiaro come si debba intendere la parola fede. Ed è interessante quando racconta del Big Sur come fosse un paradiso in terra, un paradiso per cui bisogna lottare, molti "si guardano bene dall'impegnare una lotta per creare un pezzetto di paradiso nell'inferno in cui si ritrovano", dice. Il paradiso perduto di quel demonio di Moricand, che non sa cogliere il bene e vede magagne dappertutto, e non sa che "Qualsiasi paradiso degno di questo nome può sopportare tutte le magagne del creato e rimanere intatto". "Statti buono e guarda girare il mondo!", si ripete invece Miller.
"La cosa più incantevole, e a volte terrificante, è che il mondo può essere tante cose per tante anime diverse. Che le può essere, e le è, tutte in una volta." Ecco la summa filosofica (ci si ritrovano, appunto, Deleuze e Spinoza) dell'opera di Miller.
mercoledì 22 febbraio 2012
Scusa, chi è reazionario? (uno sfogo)
Sì, anche a me, a volte, stanno sulle palle quelli che portano le giacche di velluto con le toppe, che si dànno arie da intellettuali, che vanno ai cinefurum, che telefonano a Radio Popolare, che sono vegani, che non sprecano l'acqua e così via. Ma ho detto: a volte. A volte mi capita che qualcuno di questo tipo umano mi stia sulle palle. Però sono convinto di una cosa. Che alla fine non siano poi tanto male quelle cose. Se prese dalla giusta prospettiva. Se prese con un buon uso delle proprie facoltà mentali. Non mi sembra il caso di banalizzare. Mi sembra una polemica davvero inutile scagliarsi contro queste persone che, nelle prime pagine dell'inserto del Corriere di nome "La Lettura", vengono chiamate come segue:
indignati alla ...
neo-retrò alla Franzen
ceto medio riflessivo di sinistra
gli intellettuali più sostanziosi (tra quelli di cui sopra)
i reazionari
quelli che pensano e riflettono e vanno ai festival culturali e scrivono libri e li leggono
gli egoisti della crescita
Il benestante italiano, più o meno di sinistra
quelli di noi che non hanno mai superato un esame di micro e macroeconomia
Ecco,perché mi sembra che sia proprio il loro discorso (di Piccolo e di Pascale), che, criticando chi è contro il progresso a tutti i costi (perché di questo si tratta, dài... vedi un po' Cuore sull'iPad, un mio post), e chi è contro la crescita a tutti i costi (vedi la risposta di Pallante sul Fatto Quotidiano), dicevo, credo che, reazionari, lo siano i loro discorsi, che si dimostrano intolleranti* a qualsiasi pensiero che non sia quello del:"Ma lascia stare quelle balle radical chic, comprati un tablet, stai al passo con l'innovazione tecnologica, compra, spendi, lavora, cresci, cresci, cresci!".
Di nuovo ecco, io piuttosto di questi che parlano così, allora preferisco sopportare l'atteggiamento un po' naif dei "neo-retrò" e degli "egoisti della decrescita", dovrò avere a che fare con gente con la giacca di velluto con le toppe sui gomiti, vabbè, però ritengo sia più stimolante ascoltare qualcuno che parla della necessità di non stare dietro a questo Lavora, Consuma e poi Crepa!, piuttosto che a gente che sta dietro ai tecnici e agli economisti, e magari anche a quella salma di Steve Jobs.
* È incredibile come, in questo periodo, si leggano, e si sentano dire, sempre più spesso, frasi del tipo: "Ma cosa parli a fare se una laurea in economia non ce l'hai". Non capisco, uno che non ha una laurea in economia, non può neanche decidere autonomamente la sua lista della spesa?
lunedì 20 febbraio 2012
Il primo gradino
pensavo a che importanza avrebbe
essere un asceta, un cristo, un poeta
un buddha, Milarepa, Dostoievsky, Henry Miller
un nuovo Ghandi, Spinoza
senza poterlo raccontare a nessuno
solo, con la propria solitudine
in pace con il mondo, con se stesso,
e non poterlo raccontare a nessuno
senza bisogni, senza catene
senza vincoli, senza problemi
solo, con la sola purezza,
e non poterlo raccontare a nessuno
ovvio, è un assurdo
un Ghandi, un buddha, un Milarepa
Spinoza, Dostoievky, Henry MIller
non hanno bisogno di raccontare a nessuno,
di essere ciò che sono
e forse è questo il primo punto
il primo gradino da superare
(per arrivare chissà dove, non si sa)
essere coscienti della solitudine
e del fatto che, in ogni caso,
non si può raccontare a nessuno, tutto questo
un racconto è sempre una parte
e quella parte, una volta strappata,
vola via, e prende la strada che le dànno il tempo,
la terra, le stagioni.
e quel tutto da cui si è staccata
rimane sempre quel tutto che è
nel suo essere inafferrabile
nel suo tacere la trama
mercoledì 15 febbraio 2012
Ricordati che devi morire! [#sanremo #celentano]
[2] Forse l'Italia va così. Forconi, predicatori, sultani. Siamo in una sorta di medioevo fantastico (nel senso della fantasia).
[3] E forse è l'unica cosa che ci può salvare, a noi italiani. Perché la roba moderna ci va stretta. Il medioevo è di moda, invece.
[4] E non sarà certo la tecnocrazia a metterci a posto. Meglio tornare all'Italia contadina, pasoliniana.
[5] Che quando s'incazza scende in piazza, a chiedere soldi al signorotto di turno.
[6] E nelle piazze c'è pieno di predicatori. C'è ad esempio Celentano, che ci ricorda che dobbiamo morire.
[7] Che esorta i preti a parlarci di paradiso. Perché solo quello ci rimane.
[8] E c'è anche Grillo, che alla fine è un altro predicatore. Millenarista, anche lui. Tutti a predicare che la fine è vicina. Il tracollo.
[9] A me è sempre piaciuto, il medioevo. Che detto così sembra un gusto del gelato.
[10] Mi sono sempre commosso con la storia di Fra Dolcino, per esempio.
[11] Ci vorrebbe un Dolcino, forse. Fortuna che quelli dei giorni nostri non finiscono come lui.
[12] Non so, fortuna? Dolcino ha assistito al rogo della sua Margherita, poi è stato spellato vivo e portato in giro per le strade. Troppo splatter per i nostri giorni.
[13] Poi, sembra che ai nostri giorni non se la passino male, i predicatori. Ecco, questo è proprio diverso, dal medioevo. Quello vero.
[Millenium Twitter, aspettando la fine del mondo, tredici Twitt. Che il tredici, leggo su Wikipedia, è il numero della sommossa di Lucifero, nientemeno]
martedì 14 febbraio 2012
Vogliono farmi credere che il nostalgico sono io

Beh, caspita, ho trovato un articolo, che parla di uno che ha trovato un articolo, e l'ho trovato interessante. Per pigrizia, non ho ancora letto l'articolo che ha trovato, quello di cui ho letto l'articolo. È in inglese. Adesso non ho voglia.